Premessa:
Durante lo svolgimento di questa analisi, si farà a volte evidente il fatto che si debbano usare molte più parole per descrivere i concetti contenuti nel programma del PD di quante se ne debbano usare per descrivere quelli contenuti nel programma del PDL. Ciò è dato dal fatto che il PDL stesso usa poche parole, anche se, come dice il suo Leader, tali parole sono state soppesate e ragionate una per una.
E così verrà fatto anche qui.
Dopo l’introduzione, oggetto della prima parte di questa analisi, i due schieramenti iniziano ad esporre le loro ricette per:
“Rilanciare lo sviluppo” per il PDL;
“Conquistare una posizione di primato nello sviluppo di qualità” per il PD.
Bisogna quindi capire che significato viene dato, nell’uno e nell’altro caso, al concetto di “Sviluppo”. Per il PDL è “rilanciare la crescita dell’economia italiana”, mentre il PD articola diversamente il concetto, o meglio lo arricchisce di altri significati e fini. Infatti questo concetto “non è confinato nella sfera economica: l’aumento della produttività è frutto di una strategia a 360 gradi, abbraccia la cultura, la qualità dell’ambiente e l’educazione tanto quanto la riforma della P.A.” In pratica il PD fa proprio il concetto di PIL che già nel 1968 è stato, in un famoso discorso, concettualizzato da Robert Kennedy. “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). [...] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. [...] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”
Tornando al PDL, il programma ora elenca le sei “iniziative” sulle quali si fonda l’intenzione di rilanciare l’economia, oggetto della loro “Prima Missione”: un nuovo fisco per le imprese; infrastrutture, nuove fonti di energia e telecomunicazioni; lavoro; liberalizzazioni; sostegno al “made in Italy”; riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Anche il PD affronta gli stessi argomenti, non elencandoli, ma inserendoli in contesti, collegandoli fra loro e con le altre problematiche, arricchendo il tutto con analisi e considerazioni.
Perciò penso che il modo migliore e più pratico di continuare questo lavoro, sia quello di seguire l’elencazione delle iniziative effettuata dal PDL, contrapponendo ad esse gli stessi argomenti così come sono stati trattati dal PD. Ovviamente evidenziando le differenze di attuazione e di fine ultimo. Lo stesso criterio userò anche per le restanti sei “missioni”.