Archivio per Dicembre, 2008

Ci si rivede dopo le feste.

Buona anno e buon natale!

Il Circolo

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23/12/2008 – Articolo di Tito Boeri: improvvisazione al potere

Un mese fa il governo annunciava, per bocca del ministro del Welfare Sacconi, la proroga al 2009 della detassazione delle ore di lavoro straordinario, una misura volta a incoraggiare orari di lavoro più lunghi (per chi un lavoro ce l’ ha e lo avrà anche nel 2009). I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per “sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più”. Sabato, nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha, invece, proposto di ridurre l’ orario di lavoro, portando la settimana lavorativa a 4 giorni. E gli stessi tecnici che avevano fino a qualche settimana fa elogiato la detassazione degli straordinari si sono affrettati a rimarcare (sugli stessi giornali che avevano ospitato i loro interventi precedenti) che queste misure serviranno per “fronteggiare l’ emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali”. Intuendo lo smarrimento degli italiani, poniamoci la domanda che molti di loro si saranno posti: aveva ragione il Governo (e i suoi tecnici) un mese fa a incoraggiare il lavoro straordinario o ha ragione il Governo (e i suoi tecnici) a sostenere ora esattamente il contrario, vale a dire, l’ orario di lavoro ridotto? A giudicare dalle esperienze internazionali, la risposta è nessuno dei due. La detassazione degli straordinari era una misura del tutto anacronistica in una fase recessiva, quando si tratta soprattutto di contenere la distruzione di posti di lavoro. I texani amano parlare senza mezzi termini. Il più titolato studioso di domanda di lavoro, Daniel Hamermesh, viene da lì e in un recente incontro all’ Isae ha definito la detassazione degli straordinari una misura “demenziale” nell’ attuale congiuntura. Il giudizio lapidario non voleva, crediamo, incoraggiare a fare esattamente l’ opposto anche perché non sempre l’ opposto di una cosa demenziale è una cosa giusta. Eppure il Senatore Francesco Casoli, che sembra abbia ispirato le affermazioni di Berlusconi a favore degli orari ridotti, ha riesumato lo slogan comunista degli anni 90: “lavorare meno, lavorare tutti”. Purtroppo, come mostrano le ripetute fallimentari esperienze francesi, prima con le 39 ore di Mitterrand e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo stato riduce d’ imperio l’ orario di lavoro finisce per distruggere posti di lavoro e scontentare tutti, a partire dagli stessi lavoratori. Il fatto è che gli orari di lavoro non possono che essere definiti e contrattati azienda per azienda, sulla base delle specifiche esigenze dell’ organizzazione del lavoro e del personale. E’ auspicabile che in molte aziende, invece di licenziare dei lavoratori, si riesca a rimodulare gli orari di lavoro, prevedendo orari di lavoro ridotti per molti, se non proprio per tutti. Ma sono scelte e decisioni che vanno prese azienda per azienda e nell’ ambito di patti di solidarietà fra gli stessi lavoratori, che accettino in questo caso riduzioni del proprio salario mensile, pur di salvaguardare il posto di lavoro di altri lavoratori. Gli strumenti normativi per permettere tutto ciò, dalla Cassa Integrazione Ordinaria ai contratti di solidarietà, esistono già nel nostro paese. Quello che manca, semmai, è la contrattazione decentrata, azienda per azienda. Ma questo è un altro discorso. Non riguarda il Governo, ma le parti sociali. Berlusconi nel lanciare la sua proposta sugli orari ridotti non ha citato il senatore Casoli, ma Angela Merkel. C’ è una cosa che accomuna il nostro governo e quello tedesco. Entrambi stanno facendo molto poco per contrastare la recessione. Invece di stimolare la domanda, il Governo tedesco ha introdotto un sistema di garanzie agli investimenti (soprattutto delle piccole imprese e nell’ industria dell’ auto). Le garanzie, tuttavia, funzionano solo in fasi espansive, quando c’ è una forte domanda di investimenti. Il nostro paese ha addirittura varato misure, almeno sulla carta, di contrazione fiscale. Toglieranno risorse a famiglie e imprese, anziché metterne di più in circolazione. Forse per questo sia in Germania che in Italia chi è al governo preferisce parlare di materie che non sono di sua competenza, come l’ orario di lavoro. “La crisi è nelle mani dei consumatori” ha detto nella stessa conferenza stampa, il nostro Presidente del Consiglio. In verità la durata e l’ intensità della crisi è innanzitutto nelle mani del governo. Dovrebbe dare ai cittadini messaggi meno contraddittori se vuole che aumenti la fiducia di famiglie e imprese. Dovrebbe parlare apertamente della crisi, invece di cercare di inventarsi altri terreni di confronto, come Nixon che di fronte all’ esplosione dello scandalo Watergate decise nel 1972 di andare in Cina per spostare altrove l’ attenzione generale. Non è esorcizzando i problemi e chiedendo ai giornali di parlare d’ altro (magari dedicando intere paginate alla band del ministro dell’ Interno) che si risolve la crisi. Per questo speriamo che nessuno voglia raccogliere l’ invito di Berlusconi a non pubblicare previsioni a tinte fosche, come quelle elaborate dal Centro Studi Confindustria, perché “le profezie negative si autoavverano”. Al contrario, è proprio ridurre l’ informazione e spargere finto ottimismo che allunga la crisi. Quando l’ informazione non è accurata, aumenta solo l’ incertezza, e l’ incertezza è la peggiore nemica di quegli investimenti che ci porteranno, prima o poi, fuori dalla recessione. – TITO BOERI

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22/12/2008 – Materiale della conferenza economica del PD Lombardia

s_1871Ecco parte del materiale distribuito durante la conferenza economica del Partito Democratico della Lombardia:

Proposte del gruppo regionale PD per la Lombardia

Intervento di Maurizio Martina all’apertura dei lavori

Altro materiale può essere trovato sul sito regionale del Partito Democratico della Lombardia

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21/12/2008 – Intervento di Walter Veltroni alla Direzione Nazionale del Partito Democratico

‘ >Intervento di Walter Veltroni alla Direzione Nazionale

Altri interventi possono essere visti presso il sito www.youdem.tv

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21/12/2008 – PD: Panettone Democratico. Saluto pre-natalizio del circolo del PD!

tesseramento Per scambiarsi gli auguri di un buon anno e di un buona Natale il circolo organizza per Domenica 21 Dicembre un aperitivo dalle ore 10h00 alle 12h00. Panettone e un calice di spumante. Possibilità di Tesseramento per l’anno 2008 – 2009.

PD – Panettone Democratico

Domenica 21 Dicembre

Dalle ore 10h00 alle ore 12h00

Sede del Circolo

Carvico – Via Massimo Rota, 4

Rinfresco e sottofondo musicale vi accoglieranno all’interno del circolo. Sarà anche possibile approfittare dell’occasione per ritirare la propria tessera di inscrizione.

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19/12/2008 – A. Panzeri: sull’orario di lavoro non si scherza

panzeriSULL’ORARIO DI LAVORO NON SI SCHERZA

(di Antonio Panzeri e Gianni Pittella) – Il voto, in seconda lettura del Parlamento Europeo, che ha respinto la possibilità di portare l’orario di lavoro nei paesi Ue fino a 65 ore è un fatto di particolare rilevanza. Il Parlamento ha bocciato, a grande maggioranza, il compromesso precedentemente raggiunto dal Consiglio dei Ministri UE che rendeva possibile una settimana lavorativa fino a 65 ore, come avveniva ai primi del ‘900!
Il voto di questa settimana evita un pericoloso abbassamento delle tutele in materia di sicurezza e salute per i lavoratori oltre che un’alterazione dei meccanismi di normale competizione nel mercato unico europeo. Ora si apre una fase nuova: la direttiva sul lavoro ritorna al Consiglio e si riaprirà un negoziato i cui sviluppi saranno visibili solo nei prossimi mesi. Il Consiglio comunque non potrà non tener conto della netta posizione espressa dalla maggioranza degli eurodeputati nonché delle forti preoccupazioni espresse dai lavoratori e dai cittadini europei.
Proprio a Strasburgo, alla vigilia del voto, si sono mobilitati i sindacati europei che considerano l’allungamento dell’orario di lavoro come primo passo verso un arretramento dell’Europa sociale. La manifestazione è stata anche una forte presa di posizione per rivendicare una rinnovata agenda sociale particolarmente necessaria in una fase come quella che stiamo attraversando, caratterizzata da una grave crisi economica e finanziaria. Ed infatti non è pensabile oggi immaginare una crescita economica in Europa senza porsi il tema della contemporanea inclusione sociale.
Va aggiunto che le preoccupazioni per un possibile allungamento dell’orario di lavoro hanno toccato anche i medici che, provenienti da vari paesi d’ Europa, hanno sfilato in camice bianco, davanti alla sede del Parlamento, chiedendo che il tempo di guardia fosse considerato tempo lavorativo tout court e che fosse loro garantito il diritto di usufruire dei riposi compensativi subito dopo il lavoro svolto. Il Parlamento Europeo, con il suo voto in plenaria, ha accolto le preoccupazioni dei lavoratori riaffermando come basilari e prioritari i principi di sicurezza e salute sul luogo di lavoro.
Era stata la Gran Betagna a chiedere per prima l’adozione dell clausola “Opt-out” che, a certe condizioni, permetteva di superare il limite di 48 ore e, ad oggi, erano 15 i paesi che in qualche modo la stavano usando. Il Consiglio con un compromesso raggiunto faticosamente nel settembre scorso aveva confermato questa possibilità ma Il Parlamento si è espresso bocciandola nettamente!
Ora può aprirsi una fase nuova che va considerata come grande opportunità per riaffermare al meglio il principio di un’ Europa sociale sempre più forte e sempre più vicina ai cittadini.

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17/12/2008 – Il pacchetto 20-20-20 dell’UE approvato dall’Europarlamento

thinkpanamaIl Parlamento Europeo ha approvato il pacchetto clima- energia dell’Unione Europea con 610 si, 60 no e 29 astensioni. Ora manca solo la ratifica del Consiglio Europeo, prevista prima della fine dell’anno. Il pacchetto ha come obiettivi la riduzione del 20% delle emissioni di gas clima alternati (vale a dire prevalentemente, per quantità, l’anidride carbonica), la produzione del 20% dell’energia da fonti rinnovabili e il miglioramento del 20% dell’efficienza energetica. Da qui il nome 20-20-20. Il pacchetto è stato in parte annacquato, rispetto alla versione originale, dall’incontro tra i ministri dei 27 paesi dell’UE: in particolare per colpa di Italia e Polonia le quali hanno chiesto numerose concessione per le loro industrie nazionali non credendo nell’obiettivo di uno sviluppo sostenibile come volano economico, minacciando veto in caso queste richieste venissero negate.

Tuttavia la strada imboccata è quella giusta. Se anche Obama, come sembra, terrà fede alle promesse in campagna elettorale, dove si prospettava un forte investimento su energie rinnovabili e abbattimento delle emissioni clima alteranti una “rivoluzione verde” potrebbe dopotutto non essere così lontana.

Ci spiace solo, ancora una volta, che l’Italia con questo governo di destra, sia miope nei confronti della necessità (e delle potenzialità!) di uno sviluppo economico sostenibile: vedi detrazioni del 55% nel decreto anti-crisi.

Articolo di Repubblica a riguardo

Dichiarazione Capogruppo PD Commissione Ambiente

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16/12/2008 – Obama e la rivoluzione possibile: scelto il Ministro dell’Ambiente

chuSteven Chu sarà il nuovo ministro dell’Energia degli Stati Uniti d’America. Il neo presidente Obama lo ha annunciato ed il suo nome è ormai definitivo. Stephen Chu (Sant Louis, 1948) è un fisico, vincitore del Nobel nel 1997 dopo aver inventato con due colleghi un metodo per raffreddare gas e intrappolare atomi con un sistema di raggi laser. Da sempre esperto di energie rinnovabile è stato tra i più brillanti promotori di accordi tra università e settori industriali per lo sviluppo dei macchinari necessari alla produzione sostenibile dell’Energia.

Per altre informazioni:

ANSA

Wikipedia

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13/12/2008 – Prima conferenza economica del PD

s_1871Sabato 13 Dicembre – Milano
ore 9.00-13.00
Auditorium de “Il Sole 24 Ore”
via Monte Rosa, 91 – MM Lotto

Intervengono, tra gli altri, Pierluigi BERSANI, Ministro ombra per l’Economia, Matteo COLANINNO, Ministro ombra per lo Sviluppo Economico, ed Enrico LETTA, Ministro ombra per il Welfare.

IN ALLEGATO IL PROGRAMMA DELL’INIZIATIVA

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10/12/2008 – Social card: un aiuto vero? Per chi?


socialcardUn anno fa la Finanziaria 2008 aveva assegnato ai cosiddetti incapienti, alle persone cioè con un reddito talmente basso da non dover versare tasse, un bonus di 150 euro, che era poi arrivato tramite la pensione o con la tredicesima, concesso a ciascun componente a carico. Il beneficio, quindi, per un nucleo composto ad es. da mamma, papà e due figli, era stato di 600 euro. Non erano richieste code prima alle poste e poi ai caf, nessuna tessera magnetica. Semplicemente una pensione o una tredicesima più alta. La legge è passata, in Senato, senza il ricorso alla fiducia, con 158 voti positivi e 151 contrari, con un astenuto. Quei 151 contrari, erano contrari alla finanziaria, d’accordo, ma anche a questa norma che dava ossigeno a fine anno ed in occasione delle Feste Natalizie, a circa 12 milioni di persone . Due anni dopo, con gran suono di trombe, gli stessi che allora votarono contro, fanno passare una norma che “dona” tramite una modalità farraginosa e scomoda 40 euro al mese (120 entro dicembre) fino a capienza del fondo, destinato a circa 1,3 milioni di persone ( 10,7 milioni in meno quindi dello scorso anno), ma che improvvisamente e senza preavviso, dopo code di quì e di là, potrebbero rimanere senza per fondi esauriti. Inoltre, è sufficiente possedere una piccola percentuale di una abitazione non prima casa, o di un garage, per far decadere dal diritto di ricevere la benedetta tessera. Tra l’altro hanno diritto alla tessera solo gli italiani residenti: pazienza se vi sono cittadini di altri Paesi che nel nostro Bel Paese lavorano regolarmente e regolarmente pagano le tasse magari da molti anni, contribuendo a formare quei famosi fondi destinati ai soli italiani. Che dire? A me sembra tutto sbagliato, contorto, ingiusto. Ingiusto anche per chi alla fine riesce a ricevere questa elemosina …..a scadere. Da “Altroconsumo” vengo inoltre a sapere: “Il vero problema è che, come ha riconosciuto anche il Governo, solo il 5% dei commercianti ha aderito all’iniziativa, forse perché la paura dei tempi biblici (in media 200 giorni) di rimborso dello Stato ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione. Inoltre, le categorie merceologiche individuate dal Ministero sono limitate a panifici, latterie, macellerie, spacci, drogherie e supermercati (quindi piccole catene), dove i prezzi medi non sono certo quelli delle grandi catene di distribuzione. Questo vincolo di categoria limita di molto la possibilità di utilizzo, soprattutto per i pensionati, che hanno poche possibilità di spostamento: di conseguenza il reale utilizzo viene limitato al pagamento delle bollette, che garantisce (è un caso?) il maggior ritorno in termini di Iva e accise allo Stato. La scelta della tessera di plastica, poi, è stata giustificata dal Ministero per riconoscere agli utilizzatori sconti sulla merce, tuttavia, essendo i prezzi medi degli esercizi convenzionati mediamente più alti, gli sconti di fatto produrrebbero nel migliore dei casi solo un livellamento dei prezzi a quello già normalmente praticato dalle grandi catene.”Ma quanto costa questa manovra? Sempre da “Altroconsumo”: “A regime dovrebbe costare 450 milioni di euro, e considerando circa 1,3 milioni di persone che spendono 120 euro entro dicembre, il totale arriverebbe a 156 milioni di euro entro dicembre 2008, e 624 milioni di euro entro dicembre 2009. Il totale sarà coperto da stanziamenti dello Stato per 650 milioni e da 200 milioni già donati da Eni e dai 50 milioni donati da Enel. Questi ultimi due soggetti in realtà daranno la possibilità allo Stato di recuperare parte degli investimenti grazie a quello che i consumatori spenderanno con la social card per pagare le bollette di luce e gas, sulle quali come ben sappiamo l’incidenza dell’Iva e delle accise è decisamente elevata. Ma ci sono anche i costi relativi alla tessera stessa, e cioè dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, ad essere ottimisti, ci sono altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda, poi, la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste ammontano ad 1 euro a ricarica. Quindi, per ogni carta, sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, anche applicando un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato, comunque, dovrà versare a Poste Italiane, circa 800 mila euro in un anno. Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli aventi diritto, circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie bisognose. Sarebbe stato meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga”. Come aveva fatto il tanto bistrattato Governo Prodi, che aveva anche previsto e predisposto tutte le necessarie coperture finanziarie.

Angela

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