Il Programma del PD

PROGRAMMA PER LE ELEZIONI EUROPEE 2009
Il programma del PD per le elezioni europee del 6/7 giugno 2009 può essere trovato qui.
PROGRAMMA PER LE ELEZIONI POLITICHE 2008
Matteo: “Ciao Stefania!”
Stefania: “Ciao Matteo!”
Matteo: “Hai visto? I due partiti principali fanno tanto i diversi ma alla fine hanno gli stetti programmi”

Stefania: “Gli stessi programmi?!?! E questo dove l’hai sentito?!?”

Matteo: “In tv…”

Stefania “… pfu, in tv! Andiamo a leggerli che è meglio!”

Matteo: “Leggerli?!?! Ma saranno dei mattoni…!”

Stefania: “Ma no.. quello del PD è di 12 pagine!! E i democratici di Carvico, Sotto il Monte e Villa d’Adda lo hanno zippato ancora! Forza e Coraggio!”

In questa pagina daremo corpo, giorno dopo giorno, al confronto tra i programmi del Partito Democratico e i programmi del Popolo Della Libertà.

La versione completa del programma del Partito Democratico la trovate a questo indirizzo.

Consigliamo anche:

Il confronto tra il programma di PD, PDL, Sinistra l’Arcobaleno, Unione di Centro

Il programma in PDF

Primo Capitolo

L’analisi non può che partire dal “Titolo”, anche se il termine “Titolo” è improprio per ambedue gli schieramenti. Si potrebbe meglio dire “incipit”. Analizziamoli

Per il PD è: “L’Italia nel mondo che cambia”

Per il PDL è: “Sette missioni per il futuro dell’Italia”

L’incipit del PD è un accompagnamento alla presentazione dei dodici punti essenziali, poi esposti in seguito. Secondo il PD l’Italia deve tendere, unitamente agli altri Stati Europei, ad una “Europa massima possibile” e “non a quella minima indispensabile”, rafforzando nel contempo la collaborazione con gli Stati Uniti d’America. “Europa e USA assieme rendono tutto più facile e possibile”. E perché l’Italia deve tendere a questo? Per affrontare al meglio la crescente instabilità internazionale, sia economica che sul fronte della sicurezza. Inoltre deve essere in grado di inserirsi nei cambiamenti di scelte operative, effettuate in ambito Europeo in primis, per quanto concerne la globalizzazione con i suoi pro e contro, le nuove necessità energetiche dettate dal fenomeno del riscaldamento globale e i vari problemi legati all’integrazione tra i popoli di diversa provenienza con il Paese ospitante. In definitiva, l’Italia deve, per il PD, affrontare i suoi problemi interni senza però perdere di vista la sua posizione in Europa e nel Mondo.

Nel suo incipit il PDL si concentra sulla definizione delle “sette missioni”. Ma che cosa è una missione? Cito dal Dizionario Zingarelli: “l’atto del mandare o dell’essere mandato per adempiere un ufficio” e anche “le responsabilità morali inerenti a certe professioni”. Quindi i “missionari” del PDL sono, cito sempre dallo Zingarelli coloro che “adempiono ad un compito con particolare spirito di sacrificio”. E qui mi fermo, perché non viene spiegato che cosa è che origina il ricorso a questo “spirito di sacrificio”. Vengono elencate le sette missioni che, una per una, verranno prese in considerazione unitamente ai dodici punti del programma del PD in una serie di articoli che verranno pubblicati nei prossimi giorni.

Secondo capitolo

Premessa:

Durante lo svolgimento di questa analisi, si farà a volte evidente il fatto che si debbano usare  molte più parole per descrivere i concetti contenuti nel programma del PD di quante se ne debbano usare per descrivere quelli contenuti nel programma del PDL. Ciò è dato dal fatto che il PDL stesso usa poche parole, anche se, come dice il suo Leader, tali parole sono state soppesate e ragionate una per una.

E così verrà fatto anche qui.

Dopo l’introduzione, oggetto della prima parte di questa analisi, i due schieramenti iniziano ad esporre le loro ricette per:

“Rilanciare lo sviluppo” per il PDL;

“Conquistare una posizione di primato nello sviluppo di qualità” per il PD.

Bisogna quindi capire che significato viene dato, nell’uno e nell’altro caso, al concetto di “Sviluppo”. Per il PDL è “rilanciare la crescita dell’economia italiana”, mentre il PD articola diversamente il concetto, o meglio lo arricchisce di altri significati e fini. Infatti questo concetto “non è confinato nella sfera economica: l’aumento della produttività è frutto di una strategia a 360 gradi, abbraccia la cultura, la qualità dell’ambiente e l’educazione tanto quanto la riforma della P.A.” In pratica il PD fa proprio il concetto di PIL che già nel 1968 è stato, in un famoso discorso, concettualizzato da Robert Kennedy. “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). [...] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. [...] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”

Tornando al PDL, il programma ora elenca le sei “iniziative” sulle quali si fonda l’intenzione di rilanciare l’economia, oggetto della loro “Prima Missione”: un nuovo fisco per le imprese; infrastrutture, nuove fonti di energia e telecomunicazioni; lavoro; liberalizzazioni; sostegno al “made in Italy”; riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Anche il PD affronta gli stessi argomenti, non elencandoli, ma inserendoli in contesti, collegandoli fra loro e con le altre problematiche, arricchendo il tutto con analisi e considerazioni.

Perciò penso che il modo migliore e più pratico di continuare questo lavoro, sia quello di seguire l’elencazione delle iniziative effettuata dal PDL, contrapponendo ad esse gli stessi argomenti così come sono stati trattati dal PD. Ovviamente evidenziando le differenze di attuazione e di fine ultimo. Lo stesso criterio userò anche per le restanti sei “missioni”.

Parte Terza

Prendiamo in esame, per prima cosa, quello che per il PDL è il primo punto sotto il capoverso “Un nuovo fisco per le imprese”, e cioè la detassazione di straordinari, tredicesima/una mensilità, incentivi e premi legati a incrementi di produttività. Sembra, a prima vista, una grande opportunità….. per le imprese. Per il PDL infatti questo punto è relativo alla fiscalità delle imprese. Ma in realtà va a toccare sensibilmente anche la remunerazione del dipendente, nonché il suo modo di rapportarsi al lavoro in azienda, sia che si parli di lavoro operaio, sia che si parli di quello impiegatizio. Analizziamo. L’Azienda ne viene interessata in quanto vede diminuire sensibilmente il costo del lavoro, e il dipendente vede aumentare il suo netto in busta. Ma, c’è più di un ma.

Per prima cosa, in questo modo si corre il rischio che lo “straordinario” diventi “ordinario”, in quanto invoglia il dipendente a ricorrere sempre più allo straordinario, a scapito sia della sua qualità di vita, sia della sicurezza nello svolgimento del suo lavoro. (Le molte recenti tragedie dovrebbero insegnare). Inoltre l’Azienda, che vede comunque svolto il lavoro, ordinariamente o straordinariamente, non è incentivata ad assumere. (Nonostante gli incentivi promessi in un altro punto di questo programma, e che comunque non sono una novità). Si sottolinea anche che la eventuale diminuzione delle assunzioni si tradurrebbe invariabilmente in una diminuzione di “entrate” a scapito, ragionevolmente, della copertura destinata alla detassazione della tredicesima/una mensilità. La detassazione della tredicesima o di una mensilità, potrebbe essere positiva, ma, a parte la considerazione che la corrispondente copertura (da alcuni stimata intorno agli 8 miliardi di €), potrebbe mancare anche a causa delle minori assunzioni, c’è anche da considerare che il beneficio maggiore lo avrebbero i dipendenti con lo stipendio più alto, mentre i più “poveri”, rimarrebbero sempre tali, solo un po’ meno, per un mese. Cerchiamo di capire: in capo a chi stanno in questa missione i sacrifici?

La fiscalità del dipendente, dal PD, viene presa in considerazione sotto il punto 2 denominato “Per un fisco amico dello sviluppo”, alla lettera a). Ricordiamoci cosa per il PD significa sviluppo!

Viene stabilito, da subito in caso di vittoria del PD, un aumento della detrazione Irpef a favore dei lavoratori dipendenti. Questa proposta, ricordiamo, era stata messa sul tavolo delle trattative con il leder del PDL, dal leader del PD in sede di ricerca di accordi pre elettorali: subito alcune riforme, tra qui questa, poi il voto. Ma non è stata accettata: subito alle urne. Se la proposta fosse stata accettata, oggi i lavoratori dipendenti avrebbero già netti più alti.

Inoltre, alla lettera d) si prevede una riduzione della pressione fiscale “sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello”, favorendo così la ridistribuzione dei “vantaggi da aumento della produttività”. Si vede chiaramente che qui al centro c’è la persona, con la sua esigenza reddituale, nella salvaguardia dei suoi diritti contrattuali. Ma andiamo oltre. Anche per il PD è importante utilizzare il meccanismo della detassazione di una parte delle mensilità, però sente la necessità di conciliare e “avvicinare”  gli interessi, che a prima vista paiono antitetici, di “azienda” e “lavoratore”. Tra gli intenti intrinsechi del suo programma, intenti che troviamo anche nel suo “Manifesto dei valori”, vi è quello, in primis, di salvaguardare le fasce più deboli del mondo del lavoro: giovani, anziani, donne. Riagganciamoci alla proposta del PDL: detassazione degli straordinari: i 4/5 degli straordinari sono svolti dagli uomini. Le donne quindi sarebbero praticamente escluse da questa agevolazione. I giovani con contratti atipici invece pure. Gli anziani, forse, non hanno la voglia, o la forza, di lavorare molte ore in più. Cosa propone quindi il PD? Detassazione, non solo per gli straordinari o per una mensilità, ma per tutte le mensilità per un certo periodo di tempo, in caso di assunzione di donne e di giovani al primo impiego. Si avrebbe in questo modo un aumento delle assunzioni per queste categorie, e, a regime, l’aumento degli introiti fiscali, una volta esaurito il periodo di detassazione, che “coprirebbe” il fabbisogno legato alla detassazione del primo periodo dei nuovi assunti. Per le aziende il beneficio appare subito evidente. Per i dipendenti, anche. Stesso meccanismo si adotterebbe per coloro che vedono avvicinarsi la pensione, ma che hanno ancora alcuni anni di lavoro da svolgere. Troppo spesso ultimamente il dramma della perdita del posto di lavoro colpisce chi ha già superato i 50/55 anni d’età, con prospettive praticamente nulle di trovare un altro impiego che gli permetta di arrivare decorosamente alla pensione. La detassazione degli ultimi anni di lavoro salvaguarderebbe anche loro.

Al punto 8 “Imprese più forti per competere meglio” alla lettera f) “Più democrazia economica”, inoltre, si dice: “Imprenditore e lavoratore sono legati da un comune destino. E’ quindi necessario dare avvio a forme avanzate di democrazia economica, anche per consentire ai lavoratori di partecipare ai profitti dell’impresa”

Parte quarta

La missione n° 1 del PDL, “Un nuovo fisco per le imprese”, prosegue indicando al punto 3, 4 e 5 il problema della liquidità finanziaria e dei gravosi adempimenti burocratici a carico delle imprese. Il PD affronta il medesimo problema al punto 8 titolato “IMPRESE PIU’ FORTI, PER COMPETERE MEGLIO”, alla lettera c) Contro la burocrazia: semplificare “la vita a cittadini e imprese”. Una delle proposte del PDL è di far riscuotere dall’Erario l’IVA a debito delle aziende solo dopo aver riscosso le fatture. Questa è una procedura che già esiste per quelle aziende che operano con gli Enti Pubblici. La procedura operativa necessaria  non va propriamente verso una “semplificazione”, essendo necessario istituire un registro IVA sezionale con sue specifiche norme e procedure. In caso di pagamenti rateali, inoltre le procedure si farebbero più complicate. Con l’attuale normativa, una Azienda con problemi di liquidità ha già possibilità di rateazione del debito con l’applicazione del solo  interesse legale e sanzioni basse, (ravvedimento operoso) Grazie all’ultima Finanziaria, inoltre, le possibilità di rateazione si sono rafforzate: anche a distanza di circa due anni dal sorgere del debito, tramite “Avviso Bonario” emesso dall’Agenzia delle Entrate. Domandiamoci anche come ci si potrebbe comportare in caso di totale mancato pagamento della fattura. Per concludere, sempre nel corso delle due ultime finanziarie, si è dato un gran maggior peso all’utilizzo del cosiddetto “reverse charge” o “inversione contabile”, che, attuato nell’edilizia, permette ai vari contraenti di un “contratto d’opera”, subappaltatori, di fatturare senza IVA, lasciando che la fatturazione con IVA venga eseguita solo dall’appaltatore che fattura direttamente al committente o al contraente generale, e quindi solo in capo a quest’ultimo è demandato il versamento dell’IVA all’Erario.  Grazie a questa normativa  l’IVA a debito viene versata da un solo contribuente (l’ultimo). Una ulteriore domanda è: come sarebbe possibile eseguire i rimborsi IVA in tempi brevi se l’Erario vede rallentare o annullare le entrate IVA? Consideriamo inoltre che i ricavi resterebbero comunque di competenza (e non per cassa come avviene per i professionisti), e quindi le Aziende devono comunque corrispondere le imposte dirette (Ires o Irpef) su ricavi conseguiti tramite fatture non riscosse. Il programma del PD affronta il problema sotto un altro punto di vista. Propone le soluzioni dei  problemi partendo da una proposta:”In tutti i casi in cui il Parlamento intenda introdurre una nuova procedura, deve obbligatoriamente procedere a valutarne il costo monetario per cittadini ed imprese e deve obbligatoriamente procedere ad attribuire a cittadini ed imprese un credito d’imposta pari al 50% di quel costo.” : non sarebbe così più attuabile legiferare senza preoccuparsi delle conseguenze per i cittadini. Gli antichi Greci, padri della democrazia, avevano attuato un sistema simile. Per risolvere l’annoso problema dei rimborsi lenti, e non solo dell’IVA, ma anche di Irpef e Ires,, il PD propone: per l’arretrato una emissione straordinaria di Titoli, mentre per il debito corrente che l’Amministrazione si trova ad avere con il cittadino e le Aziende, questi ultimi godranno delle “stesse procedure che le Amministrazioni usano nei loto confronti”. Insomma, nessuna “rielaborazione” di regole già esistenti, ma un radicale cambiamento dell’”approccio” dell’Amministrazione Finanziaria nei confronti del cittadino e delle Aziende. E viceversa. Per chiudere la “carrellata” delle sue proposte sull’IVA, il PDL annuncia la riduzione dell’IVA sul Turismo e, in un altro punto del suo programma, ed esattamente alla “Missione n° 3″ denominata “Migliori servizi sociali” propone una riduzione dell’IVA su latte ed alimenti e prodotti per l’infanzia. Ricordiamo che alberghi e Hotel applicano già sui loro servizi l’IVA al 10% (l’aliquota ordinaria è il 20%), oltre al fatto che ben altre sono le modalità che il PD propone per dare ossigeno all’industria del turismo. Parleremo di questo e di Servizi sociali nella prossima e quinta parte.

Parte quinta

Altri punti del programma del PDL raggruppati nella Prima Missione “Un nuovo fisco per le imprese” trattano di argomenti molto tecnici e pertanto ostici ai più, ma vale la pena parlarne per verificare una volta di più le grandi differenza che esistono, tra i due programmi, nel trattare lo stesso argomento.

Riforma degli Studi di Settore (abbrevio) e riduzione, con graduale abolizione, dell’Irap.

Lo Studio di Settore è uno strumento che, basandosi su dati statistici, calcola i Ricavi che una Azienda “dovrebbe avere”; l’Amministrazione finanziaria poi “esorta” quindi l’Azienda ad adeguare il suo reddito basandosi su quei ricavi. Il calcolo viene eseguito utilizzando sia  dati contabili che  dati extracontabili, questi ultimi strettamente legati ad ogni singola Azienda, e diversi per ogni tipologia di attività. E’ uno strumento che non ha mai attirato nessuna simpatia, ma che permette di rilevare alcune incongruenze dichiarative delle piccole e medie imprese. Ultimamente (vedi anche l’ultimo Telefisco di fine Gennaio 2008), l’Amministrazione tende a dare più importanza alle incoerenze che i dati rilevano, piuttosto che su ricavi  non adeguati o, più esattamente, “non congrui”. (sempre che non siano al di sotto del minimo calcolato). E’ uno strumento certamente non perfetto, ma è stato utilizzato da tutti i Governi a partire dal 1998, e prima c’erano i cosiddetti,   ”Parametri”, molto più imprecisi. Nessun Governo intenderà fare a meno di uno strumento che gli consente di “entrare” in qualche modo, anche se impreciso, nella realtà di ogni singola azienda. Sicuramente verrà sempre più affinato, ma sempre utilizzato. Parlare di “riforma” come fa il PDL è inesatto. Lo Studio di Settore non può, per sua natura, essere riformato. Possono essere solo “revisionati” per adeguarne i calcoli, e possono  variare le modalità con cui si considerano i risultati che da’ e quando li da’. In poche parole, possono variare le modalità di utilizzo. Il programma del PD va infatti verso questa direzione, e lo indica al punto 2 “Per un fisco amico dello sviluppo” alla lettera e) “Semplificazione fiscale per due milioni di imprenditori”. E’ intenzione del PD non rendere retroattiva la revisione periodica degli Studi, spesso “peggiorativa” per il contribuente, abrogare la norma che permette di insistere sugli accertamenti originati da mancato adeguamento alla non congruità, dare maggiore importanza alla dimensione territoriale negli indici di calcolo e soprattutto potenziare la collaborazione, in sede di revisione, con le Associazioni di categoria. Inoltre prevede la graduale fuoriuscita dall’uso di questo strumento per alcune tipologie di contribuenti: coloro che lavorano principalmente per un solo committente e coloro che lavorano in c/terzi. Qualche parola anche sull’Irap. E’ una imposta il cui gettito va alle Regioni, ed è nata per raggruppare, e di conseguenza annullare, diverse imposte, (SSN, Ilor, Iciap, imposta sul Patrimonio netto, Imposta sulla partita Iva) oltre ad altri contributi minori e tasse di concessione comunale. Da tempo è controversa, soprattutto per quei contribuenti (piccoli professionisti e agenti di commercio) che non utilizzano “strutture organizzate” per svolgere il proprio lavoro. L’ultima Finanziaria ha ridotto l’Aliquota dal 4,25% al 3,9%, e quella precedente ha innalzato, tramite il cosiddetto “cuneo fiscale”, le deduzioni sui costi di lavoro dipendente, deduzione che si aggiunge o sostituisce, a seconda della diversa normativa, alle deduzioni precedenti. In pratica il contribuente può scegliere la deduzione per lui più conveniente ed attuarla. Il programma del PD non ne parla, probabilmente perché l’argomento è stato già ampiamente trattato e discusso durante il Governo Prodi. Ultima cosa. Durante l’ultimo Governo Berlusconi, coloro che si sono avvalsi del “Condono Tombale” proposto da quel Governo, a posteriori hanno avuto l’amara sorpresa che non era possibile procedere con il Ricorso che avevano avviato, confortati da numerose sentenze a favore,  per la restituzione dell’Irap versata.

L’ultimo argomento trattato è relativo all’aliquota IVA sul Turismo. Ambedue i programmi prevedono una riduzione dell’Iva, portandola ai livelli di altri Paesi come Spagna o Francia. Ma i problemi per il turismo, in Italia, non sono  legati solo alla aliquota IVA.

Secondo il PD deve essere attuata, dallo Stato ma in azioni concertate con le Regioni, una strategia nazionale per sviluppare il turismo in Italia. Queste azioni devono comprendere il mantenimento e la valorizzazione delle opere d’arte e architettoniche presenti sul nostro territorio.

Concludo questa parte un po’ tecnica, parlando di “coperture finanziarie” per i due programmi. E’ stato quantificato (da qualificati quotidiani economici) che per ottemperare alle promesse fatte agli italiani, il PDL deve trovare:da 20 a 33 miliardi di euro conseguenti all’abolizione dell’IRAP; 20 miliardi di euro per la riscossione rinviata dell’IVA, oltre alla già analizzata difficoltà di copertura per le detassazione delle tredicesime e degli straordinari. La totale abolizione dell’ICI (ricordiamo che la Finanziaria 2008 ha già previsto una notevole diminuzione sull’Ici prima casa), costerà ai Comuni circa 2 miliardi di euro in minori entrate. Per il PDL le coperture arriverebbero da:liquidazione di Società pubbliche non necessarie, digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, valorizzazione del Patrimonio Pubblico, riduzione della spesa e abolizione delle Province inutili. Tutto questa potrà coprire fino ad un totale 33 miliardi circa di euro, a fronte di una necessità che va dai 73 agli 87 miliardi. Gli stessi economisti hanno previsto per il PD un fabbisogno che oscilla dai 20 ai 28 miliardi circa, con una copertura di circa 18 miliardi. Il fabbisogno del PD è dato soprattutto dal previsto taglio dell’Irpef per tre anni (copertura richiesta circa 7 miliardi di euro) e dal compenso legale minimo ai precari (copertura richiesta stimata dai 3 ai 9 miliardi di euro). Le coperture, per il PD, deriverebbero da: valorizzazione quota non demaniale del patrimonio pubblico e riduzione spesa pubblica. Leggendo questi numeri, mi verrebbe da dire che l’ottava missione del PDL potrebbe essere quella di riuscire finalmente a far quadrare il cerchio.

4 Commenti »

  1. RITA detto

    LA MIA INTUIZIONE MI OBBLIGA A SEGNALARVI CHE: IL PD, TRAMITE I MIGLIORI INTELLETTUALI IN SENO AL PARTITO, ELEBORA STUPENDE ED AFFASCINANTI EMOZIONI CELEBRALI, MA STRATEGICAMENTE CHI REALIZZA SEMBRA ESSERE PROPRIO IL NEMICO N.1… DOPO ESSERSENE NUTRITO. CONSIGLIO:… NON TUTTI SONO NATI PER IL COMANDO E PER LA STRATEGIA… MOLTI PENSANO-TEORIZZANO-SOGNANO…, MA SOLO POCHISSIMI ELETTI POSSONO E DEVONO IMPARTIRE ORDINI. I GRANDI PARTITI SONO ESISTITI INTORNO AD UN GRANDE LEADER IL QUALE DA “ORDINI”. LASCIATE LO SPAZIO AD ALTRI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • pdisola detto

      Devo ammetterlo: non ho capito cosa intendi dire. Puoi rispiegare?

  2. [...] Il Programma del PD [...]

  3. [...] Il Programma del PD [...]

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