19/06/2008 – siamo ancora capaci di indignarci?

Il buon Arry, nostro amico, ci segnala uno scritto di  Charles-Alexis-Henri-Maurice Clérel de Tocqueville (politico e storico francese dell’800) che, a nostro avviso, potrebbe spiegare quello che per noi è (e tutto sommato rimane) un mistero: cioè la perdita della capacità di critica ma soprattutto la perdita della capacità di indignarsi di fronte alla tracotanza di certa politica. Lascio, però, a voi l’onere di leggere e poi di commentare questo breve passo di Tocqueville.

 

“…. Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.
Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.

Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo”.

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2 risposte a “19/06/2008 – siamo ancora capaci di indignarci?

  1. Toqueville ci fornisce una interpretazione possibile dell’attuale situazione italiana (ed Europea). Molte persone pensano solamente al proprio “orticello”, al proprio bene materiale, alla propria sicurezza ….. nulla da dire, hanno il diritto di farlo. Ma a questo si accompagna un declino della coscenza civica: basta che Mr. B. mi dia un po’ di soldi in più e sicurezza contro “le minacce esterne”, allora io sto meglio. E chi se ne frega di tutti gli altri.
    Non è una visione estremista, bensì il pensiero comune di una buona fetta di italiani.
    Comunque la frase fondamentale del passo di Toqueville è: “Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla”.
    Fino a prima che Arry (Marco) mi sottoponesse lo scritto di Toqueville non capivo molto … ora, almeno in parte, capisco!

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