04/03/2010 – Crisi economica: silenzio del governo

È stato battezzato l’annus horribilis dell’economia italiana e a confermarlo è l’Istat che attesta un -5% del Pil nel 2009 – il peggior dato dal 1971 – l’aumento della pressione fiscale del 43% e un alto tasso di disoccupazione ora pari al 8,6%. E il governo cosa ne pensa? Sarà colpa dei governi del centrosinistra o della panacea dell’ottimismo? Senza pessimissimo, l’Italia è in grave difficoltà e l’inefficienza del governo, abile a blindare il premier dai processi ma fallimentare nella politica economica e sociale, non sono buoni segnali.

Nel crollo del Prodotto interno lordo, a farla da padrone è la netta flessione delle esportazioni (-19%) e degli investimenti (-12,1%); reggono i consumi privati calati “solo” dell’1,8%. I conti pubblici ha visto la più grande recessione dal dopo guerra a oggi e poco importa se il silenzioso Tremonti ora correrà a dirci che tutto va bene e che l’Italia si presenta in condizioni migliori rispetto ai vicini di casa europei. Il rapporto deficit-pil si è attestato al 5,3% contro il 2,7% del 2008.

Il rapporto debito pubblico- Pil si è attestato al 115,8% contro il 106,1% dello scorso anno, dato corretto rispetto alla precedente stima del 105,8%. E non basta quindi l’ottimismo a far quadrare i conti ma una svolta drastica che porti alla crescita economica che trascini con sé anche i conti pubblici. Politiche economiche che per l’esperto dell’Irs, Fedele De Novellis, aiutino “la crescita italiana verso il 2 per cento potenziale”.

Così in un periodo dove il governo preferisce insultare i giudici piuttosto che trovare rimedi alla crisi economica e occupazionale, l’Istat ci riporta alla cruda realtà. Meno 260mila occupati tra gli uomini e – 47mila tra le donne. L’unico saldo in positivo è relativo alle persone in cerca di lavoro: + 334 mila.

Durissima è stata la critica del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani alla staticità del governo Berlusconi. “La caduta del 5% del Pil nel 2009 certifica la più grave recessione dal 1945. Sommando il dato del 2008, noi arretriamo in misura doppia rispetto all’area OCSE e quasi doppia rispetto all’area euro. Anche nelle previsioni del 2010 andiamo peggio degli altri, mentre la crescita della disoccupazione è ancora parzialmente occultata da effetti statistici”.

“Con tutto questo – ha continuato il leader democratico – abbiamo un governo che, come un disco rotto, ripete che stiamo meglio di altri! In realtà è ormai evidente il rischio che abbiamo sempre denunciato, e cioè di un avvitamento tra aumento della disoccupazione, stagnazione economica, crescita della pressione fiscale per chi paga le tasse e crisi della finanza pubblica. Chi dovrebbe guidare la reazione del paese parla di altro e sta con le mani in mano. Davanti a un passaggio così difficile per il presente e per il futuro degli italiani, il governo Berlusconi con la sua ignavia propagandistica si sta assumendo una responsabilità storica di cui dovrà rispondere al Paese”.

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