20/03/2010 – Il discorso di Umberto Bossi alla Camera dei Deputati

Il tuo governo non è il governo dei cambiamenti, ma un governo di conflitti con la magistratura e i sindacati; un governo del controllo dell’informazione. Con quali diritti pretendi di interpretare la Costituzione? Dopo di te non c’è il diluvio”. Parole di Bossi, quando fece cadere il governo Berlusconi. Perché 16 anni dopo ha cambiato idea?

21 dicembre 1994, discorso alla Camera di Umberto Bossi

Onorevole Presidente del Consiglio io parlerò di cose politiche. Ritengo che la sua esposizione meriti poca considerazione in quel senso; soprattutto il fatto che lei abbia consegnato alla stampa prima del dibattito parlamentare il suo intervento direi sottolinea quanto debole sia in lei il senso dello Stato e delle istituzioni…

Silvio BERLUSCONI Presidente del Consiglio dei Ministri. Sono stati gli uffici.

Umberto BOSSI. Ritengo quindi di dover fare riferimento al documento attraverso il quale abbiamo espresso sfiducia nei confronti dell’attuale Governo presieduto da lei, onorevole Berlusconi: una sfiducia che è il primo esempio di sfiducia costruttiva. Esso contiene una elencazione dei motivi politici ma anche economici e costituzionali che giustificano la sfiducia del gruppo della Lega e, nello stesso tempo, è un documento che predispone le strutture di un nuovo Governo. La Lega considera conclusa negativamente l’esperienza di questo Governo che, come fosse un suo feudo personale, l’onorevole Berlusconi, ha presieduto dal 16 maggio ad oggi.

Qualcuno potrebbe affermare, in polemica con il dissenso della Lega, che in sette mesi è difficile riedificare uno Stato italiano completamente nuovo e quindi quelle strutture politiche, economiche e sociali distrutte dal passato partitocratrico. Tuttavia, quando la Lega accettò di far parte della coalizione per garantire la governabilità, i patti che l’onorevole Berlusconi sottoscrisse furono molto chiari. La Lega decise di aderire al Governo Berlusconi, superando le legittime resistenze di suoi elettori e della totalità dei suoi militanti verso l’inquinante contiguità con la frangia fascista missina considerando prioritariamente l’esigenza di garantire la governabilità del paese.

La nostra fu una scelta che non era conseguente ad alcun accordo elettorale precedente. La Lega aveva sempre ribadito a Berlusconi che mai e poi mai avrebbe potuto governare con il trasformismo fascista, che mai e poi mai avrebbe stretto accordi elettorali con alleanza nazionale, onorevole Presidente, il partito neoassistenzialista e “democratico” (lo metto tra virgolette, considerando la vischiosità delle origini e l’oscurità del progredire di tale partito, direi del trasmutare di questi ultimi anni).

Noi abbiamo accettato di far parte di questa coalizione unicamente per il senso del dovere che abbiamo nei confronti del popolo italiano e dei nostri elettori che esigono governabilità. Quindi questo Governo è stato fin dall’inizio un Governo di numeri, la cui esistenza era subordinata solo e soltanto all’assoluto rispetto dei patti. E la Lega aveva posto sul tavolo gli itinerari programmatici che il Governo avrebbe dovuto seguire, sottolineando il suo ruolo di coscienza critica della coalizione per il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Solo per questo patto postelettorale e pregovernativo la Lega, nonostante potesse chiedere al Capo dello Stato secondo la prassi costituzionale Palazzo Chigi, rinunciò a favore di Berlusconi in perfetta buona fede.

La Lega portava a Berlusconi la dote maggiore sul piano politico. La distruzione del sistema centralistico e partitocratrico: questa è la dote. Portava in dote la lotta di liberazione democratica che, avanzando a folate sotto una gragnuola di colpi del vecchio regime, aveva atterrato le oligarchie craxiane ed andreottiane, sollecitando e cavalcando la protesta nata dalle regioni trainanti del paese, dalla piccola e media borghesia imprenditoriale, dalle libere professioni. Una protesta che si era diffusa tra tutti coloro che hanno capacità, cuore, intelligenza, comprensione dell’Italia di oggi. Un atto di accusa che veniva da coloro che si sentivano stanchi e frustrati di essere considerati sudditi, pecore da tosare regolarmente per mantenere incapaci, furbi ed inetti. E siamo dilagati, svincolati da dogmi ed ideologie, basando la nostra azione politica, economica e sociale sul bisogno di libertà del paese, sul pragmatismo che consente di affrontare la lotta a privilegi e corporazioni.

Abbiamo portato in dote al Governo Berlusconi la necessità, fatta maturare nella coscienza del popolo grazie alle nostre lotte, di superare le ricette antiquate di una cultura demagogica e populista che ha per parola d’ordine quella di sistemare parassiti ed assistiti, falsi cassintegrati, falsi pensionati, impiegati pubblici nulla facenti che svolgono poi altre attività ignote al fisco e agli economisti di questo paese.

La Lega ha portato in dote questa grande lotta per passare ad uno Stato liberale dove ci sia finalmente l’eguaglianza dei diritti e doveri dei cittadini. Una lotta di liberazione, la nostra, quando l’emblema della società dei consumi – tutto nel consumo, niente contro il consumo, nulla fuori dal consumo – si era fatalmente trasformato in un altro emblema, onorevole Presidente – tutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato – che poneva il problema del superamento del centralismo istituzionale con il federalismo.

I patti richiedevano inoltre l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio della Fininvest e che favorisse il rinnovo strutturale della RAI-TV restituendo ai media la loro libera e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica. I patti richiedevano la netta separazione fra gli interessi personali del Capo del Governo e la sua funzione di altissimo pubblico ufficiale.

Lei in campagna elettorale ha promesso milioni di posti di lavoro, ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa, di eliminare la partitocrazia e lo Stato padrone; insomma di fare dell’Italia un grande paese ad ispirazione liberaldemocratica. “Ho fatto un sogno: rendere perfettamente trasparente questa casa e restituire lo slancio alla società civile.” Si ricorda queste parole, Presidente Berlusconi? Lo sosteneva alla presentazione del Governo alla Camera.

In realtà, il sogno non ha fatto sognare che lei; avrà consolidato il suo potere personale, ma non ha risolto uno solo dei tanti fattori di crisi del paese che erano e restano i seguenti: la distribuzione e la dimensione della spesa pubblica, il carico fiscale, il reddito e la sua distribuzione sul territorio, l’efficienza o meglio l’inefficienza dell’apparato politico amministrativo dello Stato. Fattori di crisi che derivano dall’esistenza di uno Stato centralizzato, che svolge ormai solo funzione redistributiva e che costituisce la principale ragione del dissesto.

Si trattava e si tratta quindi di trovare le linee di fondo di un progetto di riforma federalista; e la Lega lo ha realizzato! Il ministro onorevole Speroni ha realizzato il progetto federalista che è un valore medio fra riduzionismo empirico e massimalismo astratto e che è il federalismo possibile! E Speroni ha dovuto preparare il proprio progetto federalista che le ha consegnato questa mattina e che diventerà disegno di legge in questa Camera fra il disinteresse e l’ostilità delle forze di Governo!

Insomma, un Governo che ha inteso la governabilità come fine a se stessa, il potere per il potere, la governabilità per la governabilità (la vecchia e collaudata massima di Bettino Craxi)! Si è trattato non solo di un Governo non intenzionato ai cambiamenti, ma di un Governo dei conflitti con la magistratura e con il sindacato, un Governo del controllo dell’informazione! Si è trattato di un’alleanza in cui c’è chi accusa le Lega addirittura di sovvertire lo Stato di diritto perché ha chiesto la verifica, e falsifica la verità dichiarando che questo Governo non sarebbe il frutto, come nel passato, di una contrattazione postelettorale, bensì sarebbe la conseguenza di un patto preventivo stipulato davanti agli elettori! E quindi solo a Berlusconi, se è vera la premessa, compete concedere la verifica e implicitamente mantenere o sciogliere le Camere. È una tesi che lede i poteri costituzionali del Presidente della Repubblica e lascia trasparire il ritorno nella politica di dogmi antiliberali!

Questa non è e non sarà mai più, onorevole Belusconi e onorevole Fini, la Camera dei fasci e delle corporazioni!Onorevole Presidente, mi consenta di ricordarle che lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio. Le chiedo: con quali diritti lei batte i pugni sul tavolo dichiarando la sua insostituibilità? Con quali diritti lei pretende di interpretare personalmente la Costituzione tuttora in vigore?

Onorevole Presidente, mi creda, lei non è l’uomo della Provvidenza, tutt’altro!

La nostra mozione di sfiducia non è provocatoria né in contrasto con la Costituzione. È solo la conseguenza dell’impantanamento del suo Governo, la conseguenza delle due tensioni che si annullano all’interno del Governo stesso fra una destra assistenzialista e monopolista – che rappresenta null’altro che il tentativo di ripristinare la filosofia del vecchio pentapartito scardinato dall’avanzata della Lega – e la destra liberista e federalista, europea e moderna, incarnata dalla Lega e mi auguro anche da una parte di Forza Italia.

L’Italia, colleghi, è una Repubblica democratica, in cui il Parlamento elegge e fa cadere i Governi, valutando i meriti e i demeriti di chi presiede e fa parte del Governo: il tradimento è solo di chi, ad un paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti! La Lega, onorevole Presidente, una responsabilità ce l’ha (io ho una responsabilità): quella di far finire oggi finalmente la prima Repubblica. La Lega, onorevole Presidente, le toglie la fiducia!

(Ndr: questo intervento del senatore Bossi è stato rimosso dal sito web della Lega)

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