23/03/2010 – “Yes we can”, la riforma della sanità di Obama diventa legge

Non solo immagine e carisma, ma tenacia e risultati. Obama entra nella storia con i fatti e non solo con le luci di una delle più esaltanti campagne elettorali statunitensi. La riforma sanitaria, ostinatamente voluta dal presidente americano, è legge, ed è Storia.

La Camera dei Rappresentanti ha approvato per 219 voti a favore (tre più dei 216 necessari) e 212 contrari il progetto di legge che aveva ricevuto già l’approvazione dal Senato lo scorso dicembre. La riforma ha ottenuto il via libera anche grazie al voto degli anti-abortisti, che sono riusciti a strappare un accordo, peraltro già previsto nella legge, al numero uno della Casa Bianca.

Prima di lui, tutti gli altri presidenti avevano fallito nel tentativo, ma Obama e i democrats più convinti non si sono arresi. Nonostante la ferocia dell’opposizione, nonostante i sondaggi in calo e l’appuntamento delle elezioni di midterm. La posta era troppo alta per gettare la spugna.

“Stasera abbiamo dimostrato che siamo un popolo ancora in grado di fare grandi cose”, ha detto Obama aggiungendo che il voto oltre ad essere “una nuova pietra posta per la costruzione del sogno americano” è anche “una vittoria del popolo” e non solo di una parte politica.

Una vittoria che renderà accessibile una copertura assicurativa a 32 milioni di americani, il 94% dei cittadini non anziani, espandendo il servizio Medicaid e offrendo dei benefici fiscali senza i quali molte persone troverebbero difficile permettersi un’assicurazione.

Obama è riuscito nel suo principale obiettivo con pochi voti di maggioranza e senza colpi di fiducia. Difficile pensare uno scenario simile in Italia. Come ricorda Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato, “la sanità, a parte quella legata al mantenimento della sua salute personale, spesso usufruita all’estero” non sembra essere il chiodo fisso del Presidente del Consiglio. “Tranne poi – prosegue la senatrice – sparare bufale come quella di sconfiggere il cancro in tre anni dal palco di Pazza San Giovanni mancando di rispetto ai tanti che purtroppo conoscono la realtà di quella malattia”.

Tra gli annunci e i fatti, c’è una realtà deludente che stride con gli slogan. “Ad oggi infatti – ricorda la Presidente – non risulta predisposto e adottato alcun Piano sanitario nazionale per il triennio 2009/2011 (scadenza presentazione entro novembre 2008) e senza questo importantissimo riferimento di politica sanitaria si indebolisce fortemente ogni possibile politica di tutela della salute dei cittadini. Per non parlare della mancanza dei medici negli ospedali che con il blocco del turnover e la pensione a 58 anni imposta da Brunetta sta portando al collasso i pronto soccorso e allungando le liste di attesa”.

Per Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, il Governo dovrebbe prendere una lezione dall’esperienza americana e curare il welfare attraverso il mantenimento e l’estensione delle tutele universali, “dalla sanità agli ammortizzatori sociali”.

Priorità questa ribadita anche da Dario Franceschini, Presidente dei deputati democratici, che chiede un sistema di welfare universale, in cui lo Stato ”non abbandona chi perde il lavoro, indipendentemente dal lavoro che fa”. “Non e’ un’utopia. – rimarca Franceschini – Per finanziarlo basterebbe recuperare il 10% dell’evasione fiscale”.

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