L’Europa sul filo del disastro. Come uscirne vivi…

(tratto da Arcoiris Domani: http://domani.arcoiris.tv)

10-05-2010
di Piergiorgio Gawronski

Non c’è alcun dubbio che la Grecia, dopo aver vissuto per anni al di sopra dei suoi mezzi, dovrebbe onorare i suoi debiti. Ma sui mercati finanziari l’attacco speculativo va ormai ben oltre la Grecia. Il che dimostra che i problemi sono più profondi e i rischi più estesi, investendo l’intera costruzione europea. La questione all’ordine del giorno dei capi di governo riuniti a Bruxelles è una sola: l’Euro può essere salvato?

Questa crisi è figlia delle destre. Ha origine nella deregulation liberista di Bush, nei titoli sub-prime che hanno intossicato le banche europee e gli Stati intervenuti per salvarle, nel susseguente crollo delle economie reali e degli introiti fiscali. Ha origine, in Europa, nello svuotamento del Patto di Stabilità voluto nel 2005 da Tremonti, Sarkozy e Merkel, nella “finanza creativa” e nei debiti ammassati da Karamanlis e Berlusconi. Difficile che ora le destre abbiano le idee giuste per salvare l’Euro. Il “Fondo” salva Stati, infatti, è una toppa, e non intacca le cause della crisi; e che costerà a noi italiani un’altra decina di miliardi, oltre ai 15 già destinati alla Grecia. I soldi sono pochi, andrebbero spesi meglio.

Nei tempi straordinari che viviamo, di panico finanziario e recessione, i rimedi abituali non servono. È come se fossimo nel mondo magico di Alice, nel Paese delle Meraviglie: tutto funziona al contrario; anche la logica economica.

Come ridurre i deficit e i debiti pubblici eccessivi? In tempi normali la ricetta “tagli e tasse” funzionerebbe. Oggi però i mercati – e la gente in strada – non credono a questa strategia. Infatti – molto più che in tempi “normali” – l’austerità scoraggia i consumi, le vendite delle imprese, l’occupazione, gli investimenti, la base imponibile, le entrate fiscali: un autogol! Come si risolve una crisi di fiducia del debito pubblico nel mondo di Alice? Aumentando il sostegno immediato all’economia e al disagio sociale (i poveri hanno un’alta propensione alla spesa), e varando contemporaneamente misure strutturali, tali da dare certezza ai mercati che il debito sarà ridotto nel lungo termine.

Dietro alla crisi del debito c’è però una crisi di competitività di Grecia (dove il debito estero ha raggiunto il 180% del PIL), Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia (il nostro deficit commerciale è al 3% del PIL), in cui l’Euro – già scudo efficace contro l’instabilità – diventa la camicia di forza che affonda chi è nel vortice. Non potendo svalutare, per riportare in linea i costi produttivi l’ortodossia propone ai paesi in crisi la deflazione. Una cura perfettamente in grado di… uccidere il malato. Perché aumenta il valore reale dei debiti (privati e pubblici); e perché le aspettative di nuovi cali dei prezzi indurrebbero le famiglie a rinviare gli acquisti (meno vendite delle imprese, meno produzione, meno entrate fiscali). Autogol n°2!

Come si risolve una crisi di competitività nel mondo di Alice? Con l’espansione monetaria, e l’inflazione. Un’inflazione al 5-6% per tre anni in Germania consentirebbe agli altri paesi di recuperare competitività mantenendo la loro inflazione ai livelli attuali (1%), o di ridurre il valore reale dei debiti. Questo è ciò che suggeriscono gli economisti keynesiani e il buon senso, questa è la soluzione  che vorrebbero quelli che perdono il lavoro, le imprese che stanno chiudendo, e anche i mercati. Infatti, giovedì scorso il Dow Jones ha perso 1000 punti in pochi minuti – un nuovo record per la borsa americana – proprio quando Trichet (il Presidente della Banca Centrale Europea) ha escluso di voler acquistare sul mercato i titoli pubblici europei (immettendo, in cambio, moneta nel sistema economico).

L’Europa ha fame di inflazione. Ma per i sacerdoti dell’ortodossia, per la B.C.E., l’inflazione è anatema; come nel 1930 (non hanno imparato nulla…). E allora, avanti con la deflazione! I dogmi – si sa – sono immodificabili. L’unica vera opzione che rimane alla Grecia e agli altri paesi che entrano in crisi, per recuperare competitività, è il taglio selvaggio dei salari (del 15-30% circa, secondi i paesi), oppure l’uscita dall’Euro e la svalutazione. L’euro a 16 paesi, di qui a pochi mesi, non esisterà più. Stanno distruggendo la nostra moneta, il nostro sogno europeo, il nostro futuro.

Piergiorgio Gawronski, economista, è membro della Direzione nazionale del PD.

Ha lavorato in diverse organizzazioni internazionali (OCSE, UNCTAD) e Ong. Nel 2000 ha vinto un concorso per “alte professionalità” alla Presidenza del Consiglio.

Il suo sito web è www.piergiorgiogawronski.com

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